La malattia di Parkinson è il secondo disordine neurodegenerativo per frequenza, dopo l’Alzheimer. In Italia coinvolge oltre 300000 persone e secondo gli ultimi dati ISTAT si manifesta in una popolazione sempre più giovane. Così come accade per altre patologie neurodegenerative, fattori neurologici e fattori nutrizionali potrebbero interagire tra loro, influenzandosi a vicenda. I fattori determinanti le condizioni cliniche dei pazienti con Parkinson non comprendono solo le caratteristiche proprie della malattia, la sua evoluzione e l’approccio terapeutico, ma anche l’assunzione di fibre e nutrienti (intesi come contenuto energetico e proteico), il bilancio idroelettrolitico e l’interazione farmaco-nutrienti.

Nel decorso di malattia, il fabbisogno nutrizionale cambia e si possono verificare sia un aumento sia una perdita di peso. Sintomi non motori hanno un ruolo rilevante e tra questi la disfagia sembra essere responsabile della compromissione dello stato nutrizionale. Stipsi, gastroparesi e reflusso gastro-esofageo influiscono significativamente sulla qualità di vita.
Infine, la levodopa, trattamento principale utilizzato nel Parkinson, compete con gli amminoacidi della dieta per l’assorbimento a livello intestinale. Un’elevata assunzione di proteine durante i pasti può ridurre l’efficacia del farmaco.
Bisognerebbe sempre effettuare una valutazione nutrizionale e, oltre l’ottimizzazione della terapia farmacologica, al fine di consentire un adeguato bilancio nutrizionale, si dovrebbero mettere in atto interventi e fornire consigli nutrizionali. Una dieta mediterranea dovrebbe essere raccomandata prima dell’introduzione della terapia con levodopa; in seguito, i pazienti potrebbero trarre benefici da una dieta caratterizzata da ridistribuzione proteica e da una dieta ipoproteica. I supplementi nutrizionali orali possono svolgere un ruolo di supporto quando si presentano complicazioni come disfagia, perdita di peso o malnutrizione.
